Archeologia in giardino? A proposito di alcune antichità conservate a Villa Salviati (Sesto Fiorentino)

Fabrizio Paolucci

pp. 141-152, Figg. 5

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Abstract

Villa Corsi Salviati, a nord-est di Firenze nell’odierno comune di Sesto Fiorentino, fu acquisita dal nobile Simone di Jacopo Corsi nel 1502 e rimase nelle mani della sua famiglia senza interruzioni per quattro secoli. Il Corsi, che possedeva anche un sontuoso palazzo in città, mise insieme una collezione d’arte che era da annoverare fra le più importanti raccolte di Firenze prima della sua dispersione all’inizio del XX secolo. Sebbene la collezione consistesse principalmente di disegni e dipinti, vantava anche un numero significativo di antichità delle quali sono state ricostruire le vicende storiche avvenute tra il XVII e l’inizio del XIX secolo. Queste antichità dovevano in parte adornare il giardino della villa, che era stato rinnovato in stile barocco nella prima metà del XVIII secolo. L’aspetto del giardino italiano è stato, tuttavia, completamente trasformato nel XIX secolo, quando il modello romantico (detto ‘all’inglese’) divenne di moda. Oggi il giardino, che è stato riportato al suo aspetto settecentesco nella prima metà del XX secolo, conserva al suo interno un sarcofago strigilato e due coperchi di sarcofago, tutti databili all’inizio del IV secolo d.C. Una serie di considerazioni e informazioni documentarie suggeriscono la possibilità che questi manufatti in marmo non siano stati portati nella villa come parte della collezione della famiglia Corsi, ma che potrebbero essere stati scoperti in loco durante la ristrutturazione del parco agli inizi del XIX secolo. Qualora l’ipotesi fosse corretta, allora questi pezzi costituirebbero gli unici esempi noti di arte funeraria urbana di epoca imperiale a Firenze e nei suoi dintorni che non sarebbero stati importati in città da Pisa nel Medioevo.

Villa Corsi Salviati, to the northeast of Florence in what is now the municipality of Sesto Fiorentino, was acquired by nobleman Simone di Jacopo Corsi in 1502 and remained in his family’s hands for four centuries without a break. The Corsi, who also owned a sumptuous palazzo in the city, put together a art collection which ranked as one of Florence’s most important such collections before its dispersal in the early 20th century. Though the collection consisted chiefly of drawings and paintings, it also boasted a significant number of antiquities whose history between the 17th and early 19th centuries is reconstructed. These antiquities were intended partly to adorn the garden of the villa, which had been renovated in the Baroque style in the first half of the 18th century. This Italian garden design was, however, thoroughly transformed in the 19th century when gardens in the English style became fashionable. Today the garden, which was restored to its 18th century aspect in the first half of the 20th century, hosts the case of a strigilated sarcophagus and two sarcophagus lids, all of which are datable to the early 4th century AD. A series of considerations and documentary information hint at the possibility that these marble artefacts may not have been brought to the villa as part of the Corsi family’s collection, but that they may in fact have been discovered in loco while the park was being renovated in the early 19th century. If this hypothesis is correct, then these would be the only known examples of urban funerary art of the imperial era in Florence and its neighborhood not to have been imported into the city from Pisa during the Middle Ages.

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