Per la fortuna del giardino di antichità nella prima rinascenza veneta: il caso padovano

Giulio Bodon

pp. 105-114, Figg. 5

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Abstract

La concezione del giardino come spazio adibito all’allestimento di raccolte di antichità ebbe ampia diffusione nella Rinascenza matura, sulla scorta di alcuni modelli d’eccellenza elaborati in Italia centrale, specialmente a Firenze e a Roma, a loro volta derivati da celebri archetipi di epoca romana tardo repubblicana e imperiale, largamente descritti dalle fonti letterarie. La rapida propagazione di questo fenomeno raggiunse precocemente l’area veneta, dove sono documentati alcuni episodi già a partire dalla seconda metà del XV secolo; il presente articolo esamina come caso di studio la collezione padovana della famiglia Maggi da Bassano, nel contesto di un ambiente antiquario strettamente connesso con eminenti membri della famiglia veneziana dei Bembo (Bernardo e Pietro in particolare), frequentato da artisti del calibro di Jacopo Bellini, e ravvivato da umanisti quali Feliciano, Ferrarini, Giocondo, Pingonio.

The concept of garden as a space for setting and displaying classical antiquities was widely acknowledged in the mature phase of the Renaissance, on the wake of some outstanding examples in central Italy, especially in Florence and in Rome, modeled after renowned ancient roman archetypes of late Republican and Imperial Age, largely described by literary sources. The rapid spreading of this phenomenon early reached the Veneto region, where several occurrences are documented, since the second half of the 15th Century; the present article examines, as a case study, the Paduan collection of the Maggi da Bassano family, within the context of its antiquarian milieu, strictly connected to eminent members of the Venetian house of Bembo (Bernardo and Pietro in particular), frequented by artists of the calibre of Jacopo Bellini, and enlivened by humanist scholars such as Feliciano, Ferrarini, Giocondo, Pingonio.

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